Cantine 2019

Una manifestazione ampia, approfondita, trasversale, che ha come protagonista il “vino dei genovesi”: ciò che si beve oggi e ciò che si è sempre bevuto in questo territorio,  storicamente legato alle rotte commerciali e alle culture che si sono incrociate sotto la Lanterna. 

Tutte le cantine scelte sono interpreti moderni del vino contemporaneo, con la massima attenzione alla cura della vigna (diverse in regime biologico) e accomunate da una dimensione famigliare e artigianale.

Bruna

Azienda Agricola Bruna di Bruna Francesca

Per noi un punto di riferimento fondamentale sul Pigato, in ogni sua declinazione, dalle versioni leggiadre a quelle più complesse. I rossi sono sorprendenti per piacevolezza e ugualmente originali, gustosi.

Bruzzone

Enoteca di Bruzzone Andrea

Se diciamo Coronata dobbiamo passare da Andrea: la sua cantina/enoteca a Bolzaneto è il cuore della denominazione. Un vino nostro, della città. Micro produzioni, siccome piccolo è bello qui è tutto bellissimo.

Casa del Diavolo

Società Agricola Casa del Diavolo

La casa di campagna di un ragazzo di buona famiglia lombarda, storia classica da entroterra del Tigullio, diventa un laboratorio creativo per Bianchetta Genovese, e un rosso a base dolcetto molto succoso. Il ragazzo si trasferisce qui, e tutto inizia, pochi anni fa.

Cascina Praié

Azienda Agricola Cascina Praiè

Nel meraviglioso mondo delle rifermentazioni naturali (tradotto dall’ostrogoto: sono vini frizzanti) Praiè ha qualcosa da dire con la sua lumassina. Più che altro da bere, ma in modalità spensierata, tanto è leggiadra e golosa. E tutto il resto della produzione non è da meno.

Daniele Parma

Daniele è erede di una famiglia illustre di produttori della Val Graveglia. Vermentino e Bianchetta, Ciliegiolo. Poteva sedersi sugli allori ma no, comincia a sperimentare: vinificazioni sulle bucce, vini antichi. Cuore, follia, istinto. Tutto nel bicchiere.

Daniele Ronco

Daniele viene da una famiglia di olivicoltori – produce olio, soprattutto. Poi ci sarebbero quei due ettari scarsi di vigna, e da lì provengono un bianco e un rosso finti minimalisti (da uve pigato, e granaccia) che ci hanno fatto dire “hey, aspetta un attimo…”. Sorprendenti, è la parola giusta.

Durin

Azienda Agricola Durin di Basso Antonio

Ci è piaciuto il metodo classico affinato nelle grotte di Toirano. Ci piacevano già i cru di Vermentino e Pigato. Ci piacevano pure i rossi… soprattutto ci piaceva averli con noi per riassaggiare tutto quanto.

Gionata Cognata

Ci sono due iscritti alla Doc Coronata. Questo è il secondo, dopo Andrea Bruzzone. Già il fatto lo rende un panda enologico, poi capirai, due ettari. Ma succede che quel bianco è pure buono. Quindi pare fatto apposta per noi.

La Felce

Az. Agr. La Felce

Un altro produttore che fa della naturalità un punto di partenza, arrivando ad esprimere personalità distinta, attraente, in ogni suo vino.

Maccario Dringenberg

Az. Agr. Maccario Dringenberg

La dark lady del Rossese produce vini con nomi che sono nel cuore e nella fantasia di ogni enofilo, Curli, Posau, Luvaira. Il suo Rossese di Dolceacqua “classico” definisce la tipologia. E un bianco macerato sulle bucce per spiazzarci meglio.

Pino Gino

Azienda Agricola Pino Gino

Sulla strada che da Sestri Levante porta al Valico di Velva, un po’ prima di svalicare, Antonella Pino coltiva i classici della zona – bianchetta, ciliegiolo, vermentino, sempre inappuntabili. E pensa un po’, anche moscato.

Possa

Az. Agr. di Bonanini Sm

Uno dei produttori più espressivi delle Cinque Terre, con vini tesi, rispettosi della materia di provenienza, pieni di mare e luminosità. Poi anfore e altre sperimentazioni, tra nuovo e antichissimo.

Terre Bianche

Terre Bianche s.s.a di Rondelli Filippo e Laconi Nicola

Vini di montagna, agili, tersi e precisi come il profilo delle alture sopra Dolceacqua. Grandi i Rossese, ma sensazionali i bianchi, a base Pigato e Vermentino.

Vecchia Cantina Calleri

Il Rossese della Riviera è, (come dire?) il cugino di quello di Dolceacqua. O un parente, o un amico, insomma si conoscono ma non sono la stessa cosa. Qui a Salea nell’albenganese ce n’è uno che ci piace, assieme con Pigato e Vermentino

Visamoris

Vis Amoris S.S.A.

Sarà la forza dell’amore, ma questi vini mostrano tutte e due le cose, una forza energica sui classici della Riviera di Ponente (ma pure bollicine!) e comunque amore e cuoricini.

Adriano Marco e Vittorio

«Nostro padre ci ha trasmesso il gusto per l’eccellenza. Ci ha insegnato i principi di fondo dell’attività agricola. Stava già facendo un ottimo vino». Se non bastassero le parole di presentazione del produttore, potremmo aggiungere: Barbaresco, Nebbiolo. Favolosi.

Canato Vini

Marco Canato conduce un’azienda, risalente al 1700, su 10 ettari, dove i vigneti vengono coltivati con metodo razionale per produrre uve di qualità, per fare vini pregiati con caratteristiche di originalità e tipicità. Piace il Grignolino? Eccone uno notevole.

Cascina Boccaccio

Ovada, provincia di Genova. Vabbe’ si scherza, ma quello lo sentiamo un po’ territorio nostro. Qui il Dolcetto è un simbolo del rosso quotidiano a Genova – e Roberto propone anche un bianco vivace a rifermentazione naturale. Tradizione, innovazione, soprattutto passione.

Cascina Melognis

Provate a staccarvi dalla Langa. Melognis parla direttamente con i dirimpettai francesi in un’area che comprende la Valle Bronda e la dorsale collinare da Saluzzo fino a Busca. Con il Monviso che redarguisce dall’alto. Tanto vicini alla Francia che Michele ha impiantato, come se niente fosse, pure del pinot nero.

Eraldo Revelli

Claudia Revelli produce Dogliani longevi e profondi, tra frutto e tannini, e a noi piace anche il loro inedito Langhe Rosso che è Barbera più… Un po’ di Dolcetto. Classici di Langa.

Forti del Vento

Forse s’è capito che gli ovadesi ci piacciono, siccome li sentiamo nostri. I ragazzi di Forti del Vento sono i classici rappresentanti della rinascita dei vini di questa parte di Monferrato, e assaggiandoli capirete perché.

Franco Roero

Dicono che i cani finiscano per assomigliare ai propri padroni, o viceversa. Alla Barbera di Franco Roero succede la stessa cosa. Franco è un vignaiolo schietto e diretto. Svettante, piemontese nei modi. Un autentico barberista, e il suo vino è come lui.

Garoglio

Garoglio su in Monferrato produce vino, nocciole e zafferano in pistilli, con grande attenzione al territorio e la natura. A noi piace tutto ma soprattutto la prima che ha detto: un vino fatto in vigna e non in cantina, e che ha storie da raccontare.

Giacomo Fenocchio

Cinque generazioni di Barolo molto classici tra Bussia e Cannubi. Dice Claudio: “quello che ha plasmato la nostra azienda agricola di famiglia è il rispetto per il lavoro dei nostri antenati e la volontà di continuare questa tradizione”.

Giovanni Daglio

Uno dei più riconosciuti e più puri interpreti di quel grande autoctono tortonese rilanciato solo 30 anni fa, il Timorasso, di cui fornisce vini al tempo stesso potenti e profondissimi, con potenziale d’invecchiamento impressionante.

Podere Cellario

Tra Dennis Hopper anni ’70 e Johnny Depp in “Paura e delirio a Las Vegas”, Fausto produce “È Rosso”, con la didascalia “Vino naturale del popolo”. Più che un vino, un manifesto. Barbera da litro con tappo a corona. Succosissimo, gustoso, scorrevole come l’Extreme River.

Produttori del Barbaresco

L’azienda che più di tutte ci stupisce per la capacità di mettere assieme volumi da cantina sociale e livelli pazzeschi sul vino. In fondo che ci vuole? Basta un controllo maniacale della materia prima (nebbiolo! Barbaresco!) e uno stile esecutivo perfetto. Pare facile, eh? (Spoiler: no).

Roberto Ghio

Le vigne Piemontemare, proprietà Ghio dal 1881, si estendono, tra terrazzamenti, ruscelli e boschi, su circa ventiquattro ettari nel comune di Bosio, il più alto della zona del Gavi e dell’Ovada, il lembo di terra più vicino al Mar Ligure di tutto il Piemonte. Ci pareva già perfetto così.

Rossi Contini

La collina di San Lorenzo, sopra Ovada, è una specie di montagna sacra per gli adoratori del dio Dolcetto. Comunque qui ci viene bene pure la Barbera. Rossi Contini è un gentiluomo (con gentildonna) di altri tempi, e ha raccolto un testimone antico. Vini formidabili e longevi.

Scarpa

La storia dei grandi rossi dell’astigiano – Barbera, e non solo, abita qua. Qua transita, si ferma, beve una cosa, e riparte di slancio. Impossibile non amare i grandiosi vini di Scarpa, un blasone inossidabile che ispira ammirazione.

Brandolini

I vigneti sono in Oltrepò Pavese, San Damiano al Colle per la maggior parte, mentre in minor quantità nei comuni di Rovescala e Montù Beccaria, per un totale di 9 ettari. Le uve (Croatina, Uva Rara, Malvasia, Riesling, Chardonnay, Pinot Nero da bianco e rosso) danno vini precisi, eleganti.

Franca Contea

Crescita, serietà e impegno sono le parole-chiave del successo di Franca Contea, assieme alla gestione a carattere familiare, alla costante ricerca dell’eccellenza, nel rispetto della semplicità e naturalità dei metodi di lavorazione.

Scuropasso

«Qui, nella valle Scuropasso, è nato il metodo classico italiano», dice Fabio che ha una storia da raccontare (l’azienda è stata fondata nel ’62 dal padre e dal prozio e conferiva basi spumante a grandi nomi di Franciacorta e Piemonte) e un futuro da scrivere perché – ripete – «questo terroir ha una vocazione ancora inespressa».

Tenuta Belvedere

Tra i vini amati dai genovesi, in Oltrepò un posto d’onore lo ha la Bonarda. Quella di Gianluca Cabrini ha tutto per piacere, frutta e fragranza. Piccola produzione, zero solfiti aggiunti, e non fatevi scappare le altre etichette, tutte notevoli.

Torre degli Alberi

Se dici Oltrepò Pavese pensi al Pinot Nero, quello da spumante, l’uva che dà le bollicine più esaltanti. Torre degli Alberi ha metodo classico dritti e setosi, e uno charmat lungo (con lunga presa di spuma) delizioso. E sono pure bio.

Bele Casel

Se Prosecco Col Fondo (anzi “ColFòndo”) vi dice qualcosa, ecco, questo è l’autore. La sua bollicina del territorio di Asolo si chiama così perché… ha il fondo. Eh sì, dovete proprio scoprirlo. O ri-scoprilo. Assieme agli altri Prosecco.

La Dama

Un’interpretazione encomiabile dei vini della Valpolicella, in controtendenza alle grandi estrazioni, dolcezze e muscolarità che a volte li affliggono. Vini slanciati ed eleganti con un’entusiasmante lettura del territorio.

Miotto

Altro interprete del cuore dei Prosecco non filtrati, ancora col suo fondo (e infatti si chiama “Profondo”), Andrea Miotto a Valdobbiadene ci fa sognare. Perché sì, il Prosecco ci piace, in tutte le varianti.

Kobler

Armin Kobler produce vini rigorosi: rigorosamente buoni. E longevi, eleganti, impeccabili, come il suo Gewurztraminer mai ridondante ma sempre preciso ed equilibrato, pure nell’aromaticità esplosiva. E che buono quel Merlot.

Thurnhof

Andreas Berger non sbaglia un colpo: sia che faccia Moscato Secco, o Sauvignon, o Lagrein, sembra declinare sempre e solo al meglio questo angolo di Alto Adige vinoso. Vini brillanti, golosi, pieni di appeal.

Gravner

È difficile non esagerare con l’enfasi, a parlare di Gravner. Quindi manco ci proviamo: Gravner è l’icona vivente del vino in Friuli, tutto gira attorno alle sue interpretazioni stellari. Uno che ha fatto la storia, e continua a farla.

Amerighi

Se Cortona è la contea del Syrah, Stefano Amerighi è il conte indiscusso. O il re, o l’imperatore, fate voi. Lui dice “la Syrah”, perché il suo rosso ha un’inclinazione femminile. A noi piace perché ci ammalia. Tocca assaggiarlo.

Fattoria dei Barbi

A parlare di storia con Stefano Cinelli Colombini gira un po’ la testa: in famiglia papi, santi, e una produzione che risale “solo” al 1790, ma hanno proprietà in Montalcino dal 1352. La nobiltà del Brunello passa di qui, e la ritroviamo nel bicchiere.

Podere Terenzuola

I vini di Ivan Giuliani, come la Doc Colli di Luni, sono l’anello di congiunzione tra Liguria e Toscana, un po’ nostri un po’ no: i rossi toscaneggiano, i bianchi li sentiamo familiari, da vigneti tra le Cinque Terre fino a Massa. E tutti ci sono sembrati molto convincenti.

Tenuta di Carleone

Sean O’Callaghan è una vera Rockstar del Sangiovese. A dispetto della provenienza, non esattamente toscana, ha dato vita ad alcune delle più pure e territoriali interpretazioni del vitigno in questi anni, sempre alla ricerca di vini pulitissimi e di vinificazioni naturali.

Aurora

Aurora sorge (come l’alba) dai sogni di alcuni giovani amici che alla fine degli anni ’70 vedono nella “terra” il loro futuro. Una scelta insieme di vita e di lavoro, di qualità e di coerenza all’insegna del rispetto per la natura. I vini sono così: coerenti. E radiosi.

Podere29

La prima volta che abbiamo assaggiato il suo Nero di Troia abbiamo capito subito che non sarebbe stata l’ultima. Rossi vigorosi, profondi di frutto e freschezza, durano un attimo nel bicchiere. Già finito. E poi fanno anche bianco.

Basilisco

Metti una ragazza genovese (Viviana) a dirigere un’azienda che produce Aglianico, nel Vulture, nelle storiche cantine scavate nel tufo. Pugno di ferro nel guanto di velluto, e una serie di rossi potenti e non dimenticabili. Vulcanici lo abbiamo ancora detto? Ecco.

Dettori

“Siamo piccoli artigiani del Vino e della Terra. Scusate, ma non seguiamo il mercato, produciamo vini che piacciono a noi, vini della nostra cultura. Sono ciò che sono e non ciò che vuoi che siano”. C’è scritto sulle etichette dei vini di Dettori. A noi è sembrato abbastanza, per raccontarlo.

Vigna du Bertin

Qui, ve lo confessiamo, c’è un fatto che risale alla Repubblica di Genova. Quando Carloforte (che è in Sardegna) era abitata da genovesi, di Pegli – e infatti eccoli, i vini di Bertin, con nomi genovesi, perché là si parla ancora il nostro dialetto. Però non ci piacciono solo per il nome.

Il GWF sarà anche una mostra-mercato: i vini saranno acquistabili